Meno consumi, meno emissioni, meno rifiuti
Ottenuto contestualmente alla conformità ISO 14067 per la rendicontazione della carbon footprint di prodotto, il recente rinnovo della certificazione EPD (Environmental Product Declaration) dei servizi di pulizia e sanificazione in ambienti ospedalieri costituisce l’occasione per attestare il percorso di trasformazione dei servizi di cleaning professionale di Coopservice in direzione della sempre maggiore sostenibilità, grazie ai risultati raggiunti in termini di drastica riduzione dei consumi idrici ed energetici, nonché di abbattimento delle emissioni di CO2 e della produzione di rifiuti.
Due analisi LCA ‘cradle-to-grave’ per le pulizie sanitarie
Si tratta di dati oggettivi e compiutamente verificabili in virtù del fatto che, nell’ambito di un intervallo temporale significativo, Coopservice è in condizione di mettere a confronto i risultati di due diversi studi sul Life Cycle Assessment (LCA) di uno specifico servizio all’interno della medesima struttura (Ospedale Fracastoro San Bonifacio, Verona): il primo risale al 2018, il secondo è del 2025. Essendo frutto di innovative modalità gestionali ormai consolidate, i livelli di ottimizzazione dell’impronta ecologica raggiunti sono interamente replicabili in qualsiasi contesto analogo in cui venga richiesta la progettazione di servizi di cleaning professionale a minimo impatto ambientale.
Un modello di sostenibilità applicabile in qualsiasi contesto analogo
Con ciò, pertanto, Coopservice si trova oggi in una posizione particolarmente ‘caratterizzata’ nell’ambito panorama italiano dei servizi di pulizia, potendo presentare 7 anni di trasformazione ambientale attraverso dati misurati, verificati e comparabili. Perché la storia che emerge dalla comparazione degli indicatori riportati nei due studi di Life Cycle Assessment (LCA) condotti a distanza di quasi un decennio è quella di un servizio che cambia pelle, diventando progressivamente più efficiente, più leggero in termini di risorse consumate e sempre più vicino ai principi dell’economia circolare.
I 3 ambiti di miglioramento: fabbisogno energetico, consumi idrici, produzione rifiuti
Il confronto tra i due studi funziona come una lente sul tempo: mostra cosa accade quando innovazioni tecnologiche, scelte di acquisto responsabili e riorganizzazioni operative procedono per anni nella stessa direzione dandosi come obiettivi la riduzione dei consumi energetici ed idrici, il maggior ricorso a materiali riciclati e il significativo abbattimento dei rifiuti prodotti. Nello specifico, emerge una valutazione ‘prima-dopo’ degli effetti prodotti dall’introduzione progressiva di tecnologia a maggiore efficienza energetica ed idrica, di sistemi di dosaggio automatico, di attrezzature a basso consumo, di materiali riutilizzabili e di contenuti di materia riciclata, nonché di strategie operative finalizzate all’ottimizzazione delle risorse impiegate.
1. Minori consumi energetici
Così, in riferimento alla medesima unità funzionale il confronto tra i due studi evidenzia, prima di tutto, una significativa riduzione dei fabbisogni energetici complessivi del servizio. In particolare, si constata una rilevante diminuzione del ricorso all’energia primaria non rinnovabile (-31%) e dell’energia totale consumata per l’erogazione delle attività: risultati direttamente riconducibili all’impiego di macchinari più efficienti, alla riduzione dei cicli di lavaggio superflui, all’ottimizzazione delle modalità di ricarica delle attrezzature elettriche e all’organizzazione dei turni operativi.
2. Minore consumo d’acqua
Allo stesso modo, la razionalizzazione delle modalità di utilizzo dell’acqua - sistemi di pre-impregnazione delle microfibre, dosaggio controllato dei detergenti, utilizzo di attrezzature a basso consumo idrico - ha consentito di contenere in modo strutturale i consumi idrici del servizio, come rilevato attraverso sistemi di monitoraggio dedicati (contatori idrici e registrazione sistematica dei cicli di utilizzo), i cui effetti sono inclusi nei risultati ambientali complessivi misurati tramite l’analisi LCA.
3. Minore generazione di rifiuti
Per quanto concerne poi la riduzione dei rifiuti e la minimizzazione dell’impatto ambientale del servizio, i medesimi studi documentano una riduzione significativa dei quantitativi di rifiuti destinati a smaltimento (–38% per i rifiuti non pericolosi e –85% per quelli pericolosi), accompagnata da un incremento marcato del recupero di materiali (+70%) e dell’impiego di materie prime secondarie (+500%). Sono dati che raccontano una trasformazione sia a monte – meno prodotti chimici critici, meno materiali usa e getta – che a valle, con flussi di raccolta differenziata più precisi e schemi di recupero che intercettano quantità crescenti di materiale.
Le scelte ‘green’ alla radice dell’abbattimento dei rifiuti
Tali risultati di attenuazione dell’incidenza dei rifiuti e di preservazione dell’ambiente sono da porre in relazione con l’adozione di prodotti con marchio Ecolabel, la riduzione degli imballaggi, l’introduzione di materiali riutilizzabili nonché con il ricorso a sistemi strutturati di raccolta differenziata e di monitoraggio dei flussi di rifiuti. Da considerare, a questo proposito, come successivamente alla prima certificazione EPD del 2018 abbia costituito una tappa di significativa progressione verso la sostenibilità dei servizi di cleaning la nascita della linea di prodotto ‘Green Leaf by Coopservice’ la quale, nel 2020, ha ottenuto il marchio europeo di qualità ecologica Ecolabel.
Nel backstage dell’eco-cleaning Coopservice: tecnologie, materiali, progettazione
Nel suo insieme, la comparazione degli indicatori riportati nei due diversi studi di Life Cycle Assessment tracciati nel tempo consente di rappresentare un’unica narrazione coerente: quella di una proposta di servizi di cleaning professionale che si è trasformata non solo nelle tecnologie e nei materiali, ma anche nel suo modo di essere progettata. Il ricorso alla metodologia LCA, in questo senso, oltre che uno strumento tecnico costituisce un dispositivo narrativo che permette di raccontare il cambiamento attraverso numeri che parlano da soli.
La sostenibilità non è un’opzione, ma una strada tracciata nel tempo
Ciò che emerge è un movimento costante verso la riduzione degli impatti e in direzione di una maggiore circolarità. Un percorso che Coopservice non solo documenta, ma rende replicabile, grazie a sistemi di monitoraggio che permettono di conoscere, controllare e migliorare ogni variabile ambientale del servizio, adattandola ai più disparati contesti di applicazione. È questo il vero lascito dell’analisi comparata dei due studi LCA: la disponibilità di un approccio e di una modalità gestionale che fa della sostenibilità non un’opzione, quanto una consolidata traiettoria di lungo periodo.
Le EPD quali migliori garanzie contro le nefaste pratiche di greenwashing
Il ricorso alle periodiche certificazioni EPD, fondate sui dati Life Cycle Assessment verificati secondo la norma ISO 14025, costituisce inoltre lo strumento chiave per conformarsi alla nuova normativa contro il greenwashing adottata recentemente dall’Italia. Con il Decreto Legislativo 30/2026 – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 marzo, ma che troverà completa applicazione a partire dal prossimo 27 settembre, – si è infatti recepita la Direttiva UE 825 del 2024 ‘Empowering Consumers for the Green Transition’. Il risultato è un quadro normativo che introduce regole più rigorose sulla comunicazione ambientale e, allo scopo di garantire la credibilità delle affermazioni prodotte, vieta il ricorso a claim generici ("eco", "green") non supportati da prove scientifiche, verifiche di terze parti e dati trasparenti.