11.09.2019
Ideas
Dematerializzazione e digital transformation: gli obblighi normativi

Nell’articolo “Dematerializzazione dei documenti cartacei e digitalizzazione” è emerso che la trasformazione dei documenti è un processo in via di sviluppo, adatto ad alcuni documenti (ma non alla totalità) e che consente di migliorare le procedure e il business. Ma quali sono le norme che regolano questo processo? E quali i testi di riferimento?

Il tema della trasformazione digitale dei documenti richiesta sia alle aziende private, sia alla pubblica amministrazione è articolato e complesso. Tale processo non è riducibile solo alla trasformazione dei documenti e la loro eliminazione in formato cartaceo, soprattutto perché è regolato da normative di riferimento ancora poco chiare. 

Qual è la normativa di riferimento?

Essendo la dematerializzazione un processo complesso, risiede all’interno della sua complessità una criticità che ne ostacola l’attuazione. Da un lato si pone una forza oppositiva al cambiamento e al raggiungimenti degli obiettivi di una reale innovazione, dall’altra si presenta agli operatori un quadro normativo di riferimento di difficile interpretazione.

Il primo punto di riferimento per le norma in tema di dematerializzazione e digitalizzazione è il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. n. 82/2005). Il codice è corredato da “Regole Tecniche”.

Un altro riferimento importante è il DPR 445/2000 (Testo Unico sulla documentazione amministrativa), come anche il Codice dei beni culturali, di cui al D.Lgs.n. 42/2004, e le altre le norme come, ad esempio, solo per citarne alcune:

  • la nota L. 241/90 sul procedimento amministrativo;
  • il D.lgs. n. 196/2003 sulla protezione dei dati personali;
  • il D.Lgs. n. 33/2013 sulla trasparenza.

La dematerializzazione e digitalizzazione, sono temi ad oggi sottoposti a continue modifiche normative che offuscano la strategia volta all’innovazione. Questa strategia dovrebbe tener conto: della componente legata agli aspetti tecnico-informatici e dell’importanza e della laboriosità relativa agli aspetti giuridici e archivistici dei documenti e dei processi delle pubbliche amministrazioni.

Un quadro in miglioramento

«Occorre un testo recante pochi principi generali della materia, resi chiari e “autoconsistenti” di modo da fornire un saldo riferimento a cui attingere. Il Codice dell’Amministrazione Digitale nella sua attuale formulazione, appare martoriato da una sequenza di interventi normativi che non hanno fatto altro che rendere manifesta l’imperfezione del testo ab origine».

Il Manifesto per l’innovazione digitale proposto all’interno del Gruppo di Lavoro per la Governance digitale delle associazioni ANORC e ANORC Professioni evidenzia in maniera esplicita le necessità di questa trasformazione.

Un processo volto alla dematerializzazione dei documenti della pubblica amministrazione è necessario e deve essere possibile. A confermarlo arrivano in soccorso il DPCM 21 marzo 2013 (in merito alla dematerializzazione, o “conservazione sostitutiva”, dei documenti originali analogici unici), e la Circolare n. 41/2015 del MIBACT – Direzione Generale Archivi, in merito all’autorizzazione alla distruzione di originali analogici riprodotti secondo le Regole tecniche di cui al DPCM 13 novembre 2014 e conservati secondo le Regole tecniche del DPCM 3 dicembre 2013.

L’importanza della formazione

Al fine di attuare in via definitiva i processi di dematerializzazione e digitalizzazione, le nostre amministrazioni pubbliche hanno bisogno di formazione.

Formare il personale per offrire gli strumenti e le competenze per attuare in via definitiva il processo di innovazione è fondamentale.

«Sorge spontanea l’esigenza di programmare piani formativi pervasivi destinati ai cittadini digitali, così come ai dipendenti ed ai dirigenti pubblici. L’obbligo formativo deve essere poi esteso alla classe politica, di modo da garantire contezza della materia a chi di fatto si occupa della normazione della stessa. La formazione permetterà ai cittadini digitali di smussare la diffidenza verso la materia, aumentando conseguentemente l’interesse a la partecipazione attiva, stimolando l’utilizzo di strumenti che fino ad ora hanno avuto davvero poco risalto (SPID ne è un esempio)».  – Manifesto del Gruppo di Lavoro per la Governance digitale delle associazioni ANORC e ANORC Professioni.

Publicador de contenidos

Coopservice ottiene la certificazione UNI 13549 per la qualità dei servizi di pulizie sanitarie
Ideas
19.02.2026
Coopservice ottiene la certificazione UNI 13549 per la qualità dei servizi di pulizie sanitarie
Si tratta dello standard internazionale di riferimento per la misurazione e la verifica delle prestazioni dei servizi professionali di cleaning
Dopo la conformità ISO 14067 per la sostenibilità del ciclo di vita del cleaning ospedaliero, un nuovo riconoscimento documenta il grado di eccellenza delle pulizie professionali in ambito sanitario targate Coopservice: la certificazione UNI EN 13549:2003 per la valutazione oggettiva e strutturata della qualità delle attività di pulizia e sanificazione. Un requisito premiante sempre più richiesto nei contratti pubblici e nel facility management che si traduce nella garanzia di livelli di performance e qualità ottimali, oltre che in una migliore gestione e trasparenza dei contratti e delle verifiche grazie alla validazione fornita da un ente terzo. Per questo la certificazione 13549 rappresenta un driver strategico importante, consentendo di differenziarsi rispetto alla concorrenza e di accrescere continuamente il grado di soddisfazione da parte della committenza.
Le nuove condizioni che obbligano le aziende ad alzare l’asticella della sostenibilità
Ideas
03.02.2026
Le nuove condizioni che obbligano le aziende ad alzare l’asticella della sostenibilità
L’ultimo numero della newsletter ‘Pratica’ di Life Gate individua 7 trend strategici per le politiche ESG delle imprese nel 2026
Pur in una fase storica in cui il mondo è attraversato da gravi tensioni geopolitiche e in cui il Paese guida dell’occidente sembra arretrare su tutti i fronti dell’impegno ecologico, il percorso verso un nuovo modello di sviluppo incentrato sulla sostenibilità, nonostante tutto, procede. Se infatti non ci si ferma alla superficie o alla contingenza degli accadimenti e si analizzano i dati risultanti da indagini su scala globale comprendiamo che siamo, questo sì, nel pieno di un enorme cambiamento la cui portata è tale da obbligarci a cercare gli strumenti per governarlo, anziché subirlo. Pena, l’inevitabile perdita di competitività di chi non si adatta alle nuove condizioni. Per capirne di più ci viene in aiuto l’ultimo numero della newsletter ‘Pratica’ della società di consulenza Life Gate, il quale individua 7 orientamenti strategici della sostenibilità per il 2026 in grado di delineare alcuni punti di riferimento per le decisioni e la programmazione delle aziende.
Il case history di Coopservice quale esempio di applicazione dell’AI generativa per le imprese
Ideas
14.11.2025
Il case history di Coopservice quale esempio di applicazione dell’AI generativa per le imprese
L’esperienza portata in un convegno organizzato da CNA Hub 4.0 e CNA Industria sulle ricadute operative dell’intelligenza artificiale nelle aziende.
1. L’intelligenza artificiale non è solo futuro, è già presente. 2. Non va pensata come fantascienza, perché altro non è che complessa elaborazione statistica di combinazioni di dati. 3. Non va considerata un fine in sé ma come uno strumento, un potentissimo strumento per agevolare il lavoro ed aumentare la produttività. Sono i 3 concetti chiave che hanno fatto da prologo alla relazione tenuta dall’Innovation Manager di Coopservice, Giorgio Zucchi, alla presentazione del progetto di CNA Hub 4.0 e CNA Industria ‘AI generativa per le imprese: strumenti pratici per semplificare il lavoro quotidiano’ avviato lo scorso ottobre nell’ambito del percorso ‘Road’ con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia. Nell’esperienza di Coopservice le applicazioni aziendali dell’AI generativa sono già molteplici e il loro positivo impatto induce a progettarne l’integrazione progressiva in tutte le funzioni aziendali.