23.01.2023
Ambiente
Dal buco nell’ozono alla Cop 15: segnali di inversione di tendenza per la tutela del Pianeta
Dopo l’annuncio degli importanti progressi sulla sperimentazione della fusione nucleare (energia pulita) altri 3 motivi di speranza per concreti passi avanti nella salvaguardia dell’ambiente

L’importanza della biodiversità e la delusione per gli ‘Aichi target’

Che la battaglia per la salvaguardia della biodiversità sia il pilastro della lotta al climate change e il fondamento dello sviluppo sostenibile dovrebbe essere ormai patrimonio comune. A maggior ragione nel momento in cui, a valle della catastrofe Covid, tutti dicevamo di avere capito una delle lezioni della pandemia: la perdita di biodiversità e il degrado della natura stanno aiutando la diffusione di malattie devastanti per esseri umani e animali. Ma ad oggi i risultati migliorativi, che pure sono verificabili, sono ancora troppo timidi, tant’è vero che si parla apertamente di “disastro” degli Aichi target.

La biodiversità garantisce le risorse essenziali per la vita sulla Terra

Si tratta dei 20 obiettivi riguardanti la protezione e il ripristino della biodiversità stabiliti nel 2010 a Nagoya (prefettura di Aichi, in Giappone) dall’annuale seduta della Convenzione Onu specificatamente istituita, cui parteciparono circa 200 Stati. Si era all’inizio del decennio delle Nazioni Unite dedicato alla biodiversità e l’impegno assunto era di attuare i target al 2020: ad oggi nessuno dei 20 obiettivi è stato centrato. Un inadempimento gravido di conseguenze poiché con la parola biodiversità non ci si limita a riferirsi alla sconfinata varietà di piante, animali e microrganismi che popolano il Pianeta, ma anche alla preservazione della pluralità degli ecosistemi (aria, oceani, mari, laghi, fiumi, foreste, deserti, monti, paesaggi rurali) che, oltre ad ospitare le miriadi di forme viventi sulla Terra, forniscono le risorse essenziali all’umanità.

3 recenti (buone) notizie che portano ottimismo alle battaglie per l’ambiente

Eppure, a fronte della delusione per i risultati fin qui ottenuti, ci sono alcuni dati, report e documenti pubblicati nelle scorse settimane che dimostrano che le battaglie per l’ambiente, se svolte seriamente e su scala globale, possono portare a risultati concreti. 3 sono le notizie più significative. La prima riguarda il miglioramento della situazione del ‘buco nell’ozono’, ferita ambientale che preoccupa il mondo dal momento in cui fu rilevato (inizio anni ‘80). Ci si riferisce allo strato di gas che protegge la Terra dalle radiazioni solari dannose e che da allora è sotto osservazione per la sua progressiva riduzione. Un recente rapporto dell’Onu attesta che, a distanza di oltre 40 anni, grazie all’attuazione dei protocolli globali per la riduzione dei ‘gas serra’ la situazione sta migliorando.

Buco nell’ozono, Mediterraneo, Kunming-Montreal: segnali di inversione di marcia

La seconda notizia è che, pur nell’ambito del perdurante riscaldamento dei mari del Pianeta, lo scorso anno il Mediterraneo ha registrato una prima inversione di tendenza. Si tratta di un dato medio, certo parziale, di interpretazione complessa, ma non per questo va fatto passare sottotraccia. Infine la novità, non certo ultima per importanza, dei risultati della Conferenza delle Parti (Cop 15) della Convenzione sulla Diversità Biologica delle Nazioni Unite tenutasi lo scorso dicembre a Montreal. I Paesi partecipanti hanno infatti adottato un accordo molto ambizioso (battezzato Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework) per invertire la rotta di decenni di azione umana distruttiva dell’ambiente.

I principali risultati della Cop 15 sulla biodiversità

L’accordo raggiunto, presentato dalla Cina (altro dato significativo) che presiedeva la Conferenza, prevede un’ampia estensione delle aree protette della Terra e un contestuale aumento dei fondi destinati alla loro salvaguardia. Più specificatamente l’accordo prevede che le aree protette – sia terrestri che marine – diventino il 30 per cento del totale entro il 2030 (oggi sono il 17 per cento di quelle terrestri e l’8 per cento di quelle marine). E stabilisce l’annuale raccolta di 200 miliardi di euro per sostenere le politiche per la biodiversità; di questi, almeno 20 miliardi saranno destinati ai paesi più poveri – cioè circa il doppio di quelli attualmente erogati – programmando di portarli a 30 entro il 2030.

Immagine: Dal buco nell’ozono alla Cop 15: segnali di inversione di tendenza per la tutela del Pianeta

30 è il numero chiave dell’accordo raggiunto 

Ricorre dunque nel protocollo Kunming-Montreal della Cop 15 il numero 30: con la tabella di marcia adottata ci si prefigge di proteggere il 30% della biodiversità delle terre e il 30% dei mari entro il 2030, e di sostenere con 30 miliardi di dollari in aiuti annuali la conservazione nei Paesi in via di sviluppo. Proteggere il 30 per cento del Pianeta nei prossimi sette anni è il cuore dell’accordo. Il testo stabilisce che, “entro il 2030, almeno il 30 per cento delle aree terrestri, delle acque interne, costiere e marine sia effettivamente conservato e gestito attraverso reti di aree protette, ben collegate e gestite in modo equo, garantendo che qualsiasi loro uso sia sostenibile e pienamente compatibile con gli obiettivi di conservazione”.la regolazione degli impianti termici con semplici atti individuali e gestionali.

Non solo aree protette: occorre diminuire l’inquinamento da pesticidi e plastiche

Ma perimetrare aree protette non basta se, parallelamente, non si agisce con efficacia sulle principali fonti inquinanti. Per questo il Kunming-Montreal stabilisce l’impegno dei firmatari a “ridurre i rischi e gli impatti negativi dell’inquinamento da tutte le fonti entro il 2030 a livelli non dannosi per la biodiversità”. In particolare, essi devono “ridurre di almeno la metà il rischio complessivo derivante dall’utilizzo dei pesticidi e dalle sostanze chimiche altamente pericolose”, così da diminuirne l’impatto sugli ecosistemi e garantire la sicurezza alimentare. Per non parlare di uno degli aspetti più visibili e deleteri dei modelli di consumo contemporanei, per cui il dispositivo finale della Cop 15 invita i Paesi firmatari a “prevenire, ridurre e lavorare per l’eliminazione dell’inquinamento da plastiche”.

Cop 15: la speranza generata da un accordo “storico”

Al netto dello scetticismo indotto dalla delusione dell’attuazione degli impegni precedenti, non pare di trovarsi di fronte a novità di poco conto. L’aggettivo che la maggioranza dei commentatori ha utilizzato per definire l’accordo Kunming-Montreal è infatti “storico”. Da notare, aspetto non scontato, che il protocollo è stato giudicato positivamente anche da diverse organizzazioni che si occupano di protezione dell’ambiente. Per fare un esempio Brian O’Donnell, direttore di una campagna per proteggere la biodiversità sostenuta anche dal National Geographic, ha dichiarato al Financial Times che la stesura finale del testo contiene “il più esteso impegno per la conservazione delle terre e dei mari nella storia”. Mentre la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha rimarcato che “esso fornisce una buona base per un’azione globale sulla biodiversità, integrando l’accordo di Parigi per il clima. Ora il mondo ha un doppio binario d’azione per un’economia globale sostenibile entro il 2050”.

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