25.03.2021
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Pace + Giustizia = Sostenibilità
L’attuabilità dell’Agenda 2030 dipende da società eque, inclusive e sicure

Si scrive ‘Stato di diritto’, si legge società pacifiche e inclusive

Quando si parla di pace non ci si può limitare a correre con il pensiero al suo esatto contrario, associandola semplicemente all’inazione di fucili, mitragliatrici, carri armati, e all’assenza di repressioni e sistematiche violenze. Condizioni, beninteso, di incommensurabile importanza se si considera che i livelli di prosperità e diffuso benessere raggiunti da gran parte dei Paesi europei costituiscono il più tangibile risultato del periodo di assenza di guerre più lungo della storia del nostro continente (considerando extra-europeo il conflitto balcanico di inizio anni ‘90).

Ma il concetto di società pacifica è ben più largo e si fonda sull’esistenza di uno Stato di diritto, dove i rapporti e i conflitti tra le persone sono sottoposti alla sovranità impersonale della legge e nel quale viene garantito il rispetto dei Diritti fondamentali della persona umana, sanciti nel 1948 dall’Assemblea generale dell’ONU nella Dichiarazione universale dei diritti umani.
Tra questi figurano il diritto alla vita, alla sicurezza, all’istruzionealla salute, alla giustizia uguale per tutti, a soddisfare i bisogni primari, a manifestare i propri pensieri e le proprie idee potendo contare, oltre che sulla libertà personale, su istituzioni responsabili perché controllabili e orientate a favorire la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: per questo la formulazione dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 fa riferimento a “pace, giustizia e istituzioni solide”.

Le molteplici espressioni di violenza nelle società contemporanee

Così come l’idea di pacificazione si estende ad ogni aspetto delle società umane, per contro combattere la violenza non significa soltanto lottare contro le guerre.

La criminalità organizzata, il terrorismo, lo sfruttamento di donne e bambini, la corruzione, gli abusi di potere, il traffico di armi, financo le discriminazioni razziali o religiose, sono espressioni di violenza incompatibili con l’affermazione di società inclusive e giuste che si propongono traguardi di sviluppo equilibrato e sostenibile.
E in questa direzione il cammino da compiere è davvero ancora molto lungo se si pensa che, secondo gli ultimi dati disponibili, ogni anno circa 70 milioni di persone migrano o vengono sfollate con la forza a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o violazioni dei diritti umani. 

Le numerose guerre che ancora flagellano il Pianeta

Del resto è ben noto come violenza, ingiustizia e insicurezza siano diffuse anche in parti del mondo in cui non sono in atto conflitti, ed anche nei Paesi economicamente avanzati. In Brasile, per esempio, il numero di omicidi è ancora molto alto (oltre 65.000 nel 2017), così come negli Stati Uniti (17.284 nel 2017) dove peraltro, sia detto di passaggio, gli Stati con la pena di morte (Louisiana e Missouri) hanno registrato tassi di omicidio più elevati rispetto a quelli che non la prevedono.

Per contro però la stabilità della situazione europea ed occidentale non deve farci dimenticare che l’inestimabile patrimonio dell’assenza di guerre non è purtroppo ancora prerogativa di tutte le aree del mondo. Innumerevoli conflitti flagellano le zone più in difficoltà del Pianeta, molto spesso avvolti da un oblio non sempre disinteressato, squarciato saltuariamente in concomitanza di particolari fatti di cronaca.

E’ il caso del recente assassinio dell’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, che ha per un attimo alzato il velo su uno dei conflitti più cruenti nell’era post-bellica, non a caso denominato ‘Guerra Mondiale Africana’ avendo coinvolto nove Stati, 25 milizie armate, e provocato oltre 5 milioni di morti negli ultimi due decenni. 

I conflitti armati pregiudicano l’Agenda 2030

Ma sono le migrazioni di massa che si affacciano periodicamente ai nostri confini che ci ricordano il valore inestimabile dell’assenza di conflitti armati.

Uno stato di guerra rappresenta l’esatto opposto delle condizioni che rendono possibile il perseguimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030.
Le attività agricole vengono abbandonate. Nei campi rimangono per lungo tempo mine antiuomo che li rendono inutilizzabili per le coltivazioni, oltre a creare altre morti e mutilazioni. Tutte le attività produttive non hanno possibilità di progredire, accentuando la povertà e la disoccupazione. Come si fermano le scuole, impedendo alle società di preparare il proprio futuro.
Grandi parti delle città e delle infrastrutture (strade, ponti, linee elettriche, condotte idriche) vengono distrutte. Migliaia, a volte milioni, di profughi sono così costretti a lasciare le proprie case e ad emigrare, diventando rifugiati in un altro Paese.

Quelli che per noi occidentali sono ricordi ormai affievoliti dal tempo rappresentano invece ancora il tremendo presente per un’ampia porzione del globo.

La lotta contro la corruzione e gli abusi di potere

Quello che di certo può dirsi ampiamente dimostrato è che lo stato di diritto e la crescita socio-economica sono strettamente correlate: si rafforzano a vicenda, rendendo tale compresenza necessaria per le strategie di sviluppo sostenibile.

Così come è dimostrato che senza società pacifiche, con istituzioni radicate e riconosciute dai cittadini, e con pratiche ispirate ai principi di onestà e di buongoverno, lo stesso sviluppo non può essere inclusivo.
Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, alcune piaghe non ancora debellate anche nei Paesi più avanzati quali la corruzione e la concussione (alle quali non a caso è dedicato uno specifico target del Goal 16) insieme all’evasione fiscale sottraggono ogni anno alle collettività l’equivalente di oltre il 5% del PIL globale.

Un problema tanto grave che ha spinto le Nazioni Unite ad introdurre la ricorrenza della Giornata internazionale contro la corruzione. Si tratta di migliaia di miliardi di dollari che ogni anno vengono pagati in tangenti o depredati attraverso pratiche corrotte che minano seriamente lo Stato di diritto e finiscono per sostenere attività criminali quali i traffici illeciti di persone, droga o armi.

Risorse economiche che sarebbero invece preziosissime per finanziare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile quali l’istruzione, la sanità, le infrastrutture di base. Si è calcolato ad esempio che corruzione, concussione ed evasione fiscale costano ai Paesi in via di sviluppo circa 1,26 mila miliardi di dollari l’anno: una cifra che se correttamente investita consentirebbe di sostenere tutti coloro che vivono in quei Paesi con meno di 1,25 dollari al giorno al di sopra di tale soglia per almeno sei anni.

Immagine: Pace + Giustizia = Sostenibilità

Percentuale di aziende che nel mondo hanno ricevuto richieste di tangenti. Le gradazioni di colore corrispondono a una incidenza molto bassa, colore grigio, fino ad una incidenza molto alta, colore rosso scuro (Fonte: The World Bank, SDG Atlas 2018,tabella riportata dal blog DeA Live Geografia)

Se le istituzioni non sono forti: la (sovra)esposizione ai soprusi delle donne e dei bambini 

Raggiungere una pace mondiale, eliminando i conflitti, combattendo il terrorismo, la criminalità e la corruzione a ogni livello è dunque indispensabile per permettere uno sviluppo sostenibile che includa tutti.

Soprattutto è necessario primariamente proteggere coloro che, in condizioni di precarietà dello Stato di diritto e di istituzioni fragili, rischiano di essere più esposti alle conseguenze delle sopraffazioni e delle ingiustizie: è il caso delle donne, sovente fortemente penalizzate da situazioni di insicurezza diffusa e violenza, e dei bambini i cui diritti vengono messi a repentaglio da pratiche di sfruttamento nel mondo del lavoro o altri traffici illeciti.

Va a tal proposito ricordato come, ad esempio, ancora oggi, in più di 40 Paesi le donne non siano protette in alcun modo da leggi che puniscano le violenze domestiche.

Mentre ai bambini è dedicato specificamente il secondo target del Goal 16 che si propone di “porre fine all’abuso, allo sfruttamento, al traffico di bambini e a tutte le forme di violenza e tortura nei loro confronti”.

Del resto i numeri forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sono impressionanti: nei Paesi più poveri del mondo più di 1 bambino su 4, dai 5 ai 17 anni, è impiegato nel lavoro minorile. Una pratica che comprende varie forme di sfruttamento e di abuso psicologico e fisico, spesso in contesti degradati di estrema povertà. E va considerato che molti di questi lavori riguardano processi produttivi inseriti a pieno titolo nell’economia globalizzata: agricoltura, miniere, servizi e industrie per la produzione di beni destinati all’esportazione.

Immagine: Pace + Giustizia = Sostenibilità

Percentuale di bambini lavoratori dai 5 ai 17 anni nei Paesi più poveri (Fonte: UNICEF Global Database, ottobre 2019,tabella riportata dal blog DeA Live Geografia)

I miglioramenti dell’Italia nella sicurezza e nella durata dei processi civili

Se a livello europeo rispetto al raggiungimento del Goal 16 è l’indicatore di percezione della corruzione quello più alimenta le diversità tra i vari Paesi, in Italia (dove tale indicatore è piuttosto alto) l’indice composito elaborato da Asvis registra una tendenza negativa fino al 2013, per poi invertire andamento grazie al complessivo miglioramento degli indicatori relativi alla criminalità, sia di quella predatoria (rapine, furti e borseggi) che degli omicidi.

Nel decennio considerato mostrano andamenti favorevoli anche gli indicatori relativi all’efficienza del sistema giuridico (nel 2019 diminuita del 13% la durata media dei processi civili) e la fiducia nelle istituzioni, nonostante permanga un giudizio di scarsa efficienza complessiva delle Pubbliche Amministrazioni.

Da segnalare, per contro, il preoccupante incremento delle frodi informatiche, che aumentano del 100% dal 2015 al 2019, la diminuzione della partecipazione sociale e il peggioramento del sovraffollamento delle carceri (120 detenuti ogni 100 posti disponibili).

Secondo i dati del Ministero dell’Interno relativi al periodo 1° marzo – 10 maggio 2020, si assiste ad una ulteriore riduzione del 61% del totale dei reati commessi rispetto allo stesso periodo del 2019. In particolare, le rapine diminuiscono del 63%, i furti in abitazione del 76% e gli omicidi del 56%: risultati a cui hanno probabilmente concorso le stringenti restrizioni imposte dalla crisi pandemica in corso.

Immagine: Pace + Giustizia = Sostenibilità

Andamento dell’indicatore Asvis per l’Italia per il raggiungimento del  Goal 16 (Fonte: Asvis, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile)

Il contributo di Coopservice alla sicurezza delle comunità

L’obiettivo di elevare il livello di sicurezza effettivo e percepito delle diverse comunità è senz’altro un punto strategico nel consolidamento di società pacifiche, partecipate e con un alto grado di fiducia nelle istituzioni. 

Nel mondo contemporaneo è ormai diffusa l’esigenza, per ragioni di pubblico servizio o utilità, di avvalersi di supporti di tipo privatistico che integrino l’intervento diretto degli enti pubblici piuttosto che delle forze dell’ordine o dei corpi dello Stato.
Ciò a causa dell’accrescimento della complessità delle condizioni e dei fenomeni sociali, unitamente all’impatto sulla disponibilità di personale dei sempre più stringenti vincoli di finanza pubblica e soprattutto alla consapevolezza dell’importanza delle attività di prevenzione, in particolare per quanto riguarda il vasto tema della sicurezza.  

Con la professionalità e la competenza frutto di oltre 40 anni di esperienza nel settore della vigilanza privata, le guardie giurate e gli esperti della sicurezza degli istituti di di vigilanza Coopservice operano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per incrementare il livello di sicurezza delle nostre case, dei nostri quartieri, delle nostre città. I controlli nei centri commerciali, nei luoghi pubblici e di transito, negli ospedali, nelle banche, nelle zone industriali e residenziali rappresentano un efficace deterrente contro il rischio di furti e atti illeciti, svolgendo un fondamentale ruolo di prevenzione e tutela.

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